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Nell’ascensore

La luce dell’ascensore si spegne ora c’è soltanto una luce di emergenza che funziona. Improvvisamente l’ascensore si ferma. Ma non come loro pensano al primo piano, per lasciare entrare una altra persona : si blocca  senza che succeda niente. Valentino ch’è vicino ai pulsanti preme di nuovo il secondo…. ma niente. Solamente un strano rumore .Valeria un po`irritata chiede:- Cosa è successo , perché è diventato buio? Odio il buio, soffro di claustrofobia . Raffaele che crede che adesso  c’è un vero problema con l’ascensore , dice in una maniera molto tranquilla : -Non c’è niente da preoccuparsi,  forse la lampadina si è fulminata..

Valeria: Ma perché l’ascensore si è fermato?

Per alleggerire la situazione Raffaele dice a Valentino : – Lei può premere l‘ apriporta.

Valentino lo fa, ma come Raffaele aveva presagito…senza successo.

Si vede che Valeria ora è molto nervosa, che lei ha veramente paura, con una voce isterica lei grida: fate qualcosa!

Per ridurre la tensione della situazione nell’ ascensore, Raffaele mette delicatamente  la mano su una  spalla di Valeria e dice: si calmi!

Raffaele pensa che in ogni  ascensore dovrebbe esserci un pulsante per il citofono, lo trova subito… lo preme, ma come c’era da aspettarsi si sente solo un fruscio… non c’è nessuno che risponde.

Valeria:- Non posso respirare …mi manca l’aria.

Raffaele prova a fare aria in direzione di Valeria con i suoi documenti. A causa del poco spazio non è molto efficace.

Valeria: Grazie, mi sento già meglio, lei apre la sua borsa e cerca una caramella alla menta.

 

 

 

 

primi provvedimenti da prendere

 

Dopo che ero ritornato al municipio osservavo subito che l’ascensore se era invischiato tra il primo e il secondo piano. Provavo a metterlo in moto, ma senza successo. Perciò cercavo il nostro tutto fare per dei problemi tecnici, Bruno. Non avevo fortuna. Anche lui – come il solito – non era nella sua officina meccanica. Dico come il solito, perché trovarlo al suo posto, è veramente una fortuna. Lui gira sempre da qualche parte e nessuno sa dov´è. Costretto da dare spiegazioni si mostra anche come maestro di pretesti. Dovuto al fatto, che è un buon artigiano e avendo un contatto buonissimo con il sindacato dei servizi pubblici resta nel suo posto.

Perciò non mi restava nient’altro da fare che di chiamare l´assistenza clienti; anche lí senza successo.  Ultimo mezzo erano finalmente i pompieri che mettevano l´ascensore di nuovo in moto con forza bruta.Fortunatamente non devo pagare i costi di tutto questo.

Per fortuna si trovava Raffaele Passafiume tra i rinchiusi. Quest’architetto è abbastanza conosciuto nella città, ma più per le sue avventure galanti che per sue opere d´architettura. Devo necessariamente chiedere a Lucia se lui ha provato a rimorchiare una delle donne rinchiuse nell´ascensore. Lucia è una ragazza furba e lo avrebbe notato subito.

Una telefonata dimenticata

 

Ho già menzionato che ero in giro per la città quando l´ascensore si guastò. Lì ho ricevuto una chiamata della sindaca, Francesca Collina. Lei m´informò poiché l´ascensore era rotto domandandomi perché non fossi al mio posto per fare i passi necessari. Dovetti ricordare a Francesca del fatto che era stata lei ad avermi mandato a sbrigare delle commissioni in centro. Quando ci incontriamo  non ufficialmente ci diamo del tu perché proveniamo dello stesso quartiere ed avevamo frequentato la stessa scuola elementare. Dopo le nostre vie si sono separate. Io sono andato all´università e lei ha incominciato a fare una carriera politica comunale. Comunque restava una certa confidenza tra noi. In pubblico rispettiamo la distanza tra superiore e dipendente.  Nonostante ciò non potevo rinunciare a ripetere che avevo sempre reclamato lo stato pericoloso dell’ascensore.  La sua reazione: un gemito e silenzio.

Nessun giorno è come un altro

Nessun giorno è come un altro (chi ha detto questo ?). Io non conosco un ritmo fisso per il giorno. Tutto dipende dagli appuntamenti   fissati, dal tempo che c’è fuori, dalla stagione. Un giorno in estate è differente da un giorno invernale. Qualche volta c’è lavoro per la nostra ditta, qualche volta abbiamo gli ospiti nella casa.

 

Normalmente in estate mi alzo presto. Preferisco la prima colazione leggera, per esempio Yoghurt e della frutta fresca. Quando il tempo è bello, dopo la colazione lavoro un po’ nel giardino. Se no, rispondo ad alcune mails o ad una delle lettere (che vengono sempre più raramente). Spesso faccio anche una ricerca nell’internet per trovare una cosa, di cui abbiamo bisogno per la cucina o per la casa, è cerco il più buon prezzo oppure una qualità migliore. Qualche volta vado al ristorante per il pranzo, per incontrare gli amici o conferire su qualcosa di lavoro. Diverse volte ci sono anche degli ospiti nella casa, con cui faccio delle escursioni o un programma del sightseeing.

Il pomeriggio in estate spesso siedo all‘ombra con un libro, con il giornale oppure con un documento  della ditta, che è stato mandato a me per valutarlo.

La sera ci piace cenare sulla terrazza. Al ristorante andiamo solamente  quando siamo invitati oppure quando vorremmo incontrare degli amici.

 

Normalmente in inverno mi alzo più tardi. Quando sono a casa lavoro molto con il computer. Faccio de sviluppi dei concetti per la ditta, le liste dell’inventario delle opere d’arte et cetera. Siccome possiamo raramente sedere fuori durante l’inverno guardo di più la tv.

Ripetutamente facciamo delle escursioni per vedere una mostra o una rappresentazione. L’escursione è qualche volta un viaggio, forse un viaggio di alcuni giorni anche all’estero. L’inverno è per noi anche la stagione delle vacanze lunghe all’estero, spesso in paesi più caldi. I giorni delle vacanze sono ancora diversi…

Aspettando l’ascensore

Un gruppo di persone aspetta davanti all’entrata dell’ascensore al piano zero.

-Sempre la stessa cosa ! Hai fretta , non hai tempo da perdere e l’ascensore è lento come un ippopotamo! – Dice (Raffaele) un uomo alto vestito elegantemente.

-Ma si , un po‘ di pazienza, arriverà- Prova a calmare ( antonello) un signore abbronzato in tenuta sportiva. Una ragazzina dai capelli biondi, che sta un po‘ in disparte, alza brevemente gli occhi verso il gruppo, lancia in’espressione schifata e ritorna a maneggiare il suo telefonino, (Valentino) Un altro uomo, vestito molto formalmente, con movimenti scattanti – avrà avuto un tic- consulta frequentemente il suo Rolex scintillante al polso. Finalmente l’ascensore arriva  al piano e neanche si è aperto completamente che tutti si precipitano all’interno. All’ultimo momento arriva di corsa una donna con i tacchi alti e s’infila tra il gruppo pestando involontariamente il piede di Raffaele che grida di dolore guardandola dal basso in alto. – mi scusi.-  dice lei emanando una ventata di profumo. Anche se Valentino vuole andare al quinto piano, dove ha un appuntamento con la sindaca, preferendo fare delle scale  a piedi, preme il pulsante del terzo piano e rivolto agli altri:- a che piano vogliono andare?-

-Io vado al quinto perché voglio mangiare con mia madre, la sindaca- dice la ragazza.

-Per me il secondo, per favore.- dice Valeria sorridendo.

-Allora approfondiamo la nostra conoscenza: anch’io vado allo stesso piano!- Sussurra Raffaele sorridente, mentre le da un ammirato sguardo.

-Mi scusi ancora una volta.- Dice d’un soffio Valeria-

-Niente da scusare, – aggiunge Raffaele – a me fa molto piacere la compagnia di una donna cosí simpatica. Per quale motivo va all’ufficio edile, lei è architetta?

Valeria sorride e dice:- Ma no, ho un ristrorante e ho l’idea di ingrandirlo. L’edificio accanto al mio ristorante è libero , perciò ho l’intenzione di ristrutturare e ingrandire il tutto.

La faccia di Raffaele si illumina e dice: -Trovo che sia sempre una bella cosa costruire o rinnovare un locale, è il mio mestiere. Il suo ristorante…si trova…in quale zona?

Valeria cerca nella sua borsa un biglietto da visita e lo da a Raffaele.

Antonello rispondendo a Valentino dice che per lui va bene così. E l’ascensore con diversi scatti, rumorosamente, comincia a salire.

„Io ero in centro“

L´ascensore era sovraccarico e perciò si è bloccato. È ammesso per cinque persone unicamente ed è già un po’ attempato. Questo fatto è un tema permanente tra la sindaca e me. Chissà forse dopo oggi non lo sarà più.

Cosi è successo quello che sarebbe dovuto succedere: stamattina l´ascensore si è fermato con sei persone nel suo interno, tra cui  la figlia della sindaca.

La situazione fu ancora aggravata dal mancato funzionamento dell’allarme.  Normalmente, in  questo caso, è compito mio di risolvere l’incidente disponendo il necessario.

Ma io espletavo, per ordine della sindaca, delle operazioni nella città.

Perciò nessuno si accorgeva dell´incidente per più di mezz’ora e cinque persone ( Valentino, Lucia, Raffaele, Valeria, Antonello) restavano rinchiusi nel piccolissimo ascensore scuro.

Rientrando neanche io  potei liberare la piccola comunità involontaria.

Alla fine ci  riuscirono i pompieri.

l’incidente dell’ascensore

 

 

 

Tante persone entrano ed escono dal municipio.

Tutti sono qui per presentare le proprie richieste.

Loro entrano nell’ ascensore….. improvvisamente l’ ascensore si blocca.

Loro premono il pulsante dell’allarme, ma non succede niente.

Mentre aspettano di essere aiutati, parlano del motivo della loro presenza lí e di che cosa succederebbe se non potessero uscire velocemente dall’ascensore.

Una donna si arrabbia al pensare di perdere l’ autobus se quel maledetto ascensore non si muove.

Invece una  ragazza che vuole prolungare il passaporto trova che la situazione è eccitante, lei non sa se i suoi amici crederanno alla sua storia.

Un uomo di circa 40 anni dice che lui dovrebbe essere nell’ ente edile entro 15 minuti per ricevere una concessione che è molto importante per aggiudicarsi un appalto comunale.

Se lui non fosse puntuale , accidenti, potrebbe perdere la concessione.

L’altro uomo è molto interessato a questo progetto…. . Lui pensa che sia importante che la gente della città ne venga informata per decidere insieme se il progetto sia positivo o negativo per il bene della cittadina….

la professione

Dopo la scuola a Milano ho studiato economia e legge a Milano, Roma e Londra. Questa formazione professionale è tradizione per i figli maschi della famiglia. Invece non era veramente conforme ai miei interessi.

Tuttavia ho lavorato alcuni anni nelle ditta della famiglia. Prima nella centrale a Milano e dopo sono andato a Londra, Cape Town e Singapore (dove ho fatto conoscenza con mia moglie) come direttore delle filiali della nostra ditta all‘ estero.

Mio fratello lavora insieme con due nipoti nel consiglio direttivo dell’impresa familiare.

Come ho detto, ho lavorato nella ditta della famiglia. Prima ho imparato l’attività nella centrale a Milano. Sono stato in vari settori della ditta per conoscere tutto. Prima nel marketing, poi nella produzione e infine nella vendita. Dopo ho lavorato come assistente della direzione per alcuni anni.

 

Poi sono andato all’estero. Il mio incarico all’estero consisteva soprattutto nell‘ avere dei rapporti d’affari con i clienti locali e di acquisire nuovi clienti per la nostra azienda.  Presentavo i nostri prodotti, osservavo il mercato del paese e l’attività della concorrenza e ricercavo con consulenti competenti le soluzioni a costi contenuti per la nostra produzione.

Prima di tutto ho soggiornato quattro anni a Londra. Anche se l’industria automobilistica britannica aveva già in quel periodo grossi problemi e non era calibrata al mercato europeo in molti settori, il mio lavoro a Londra era coronato da  successo . Potevo conservare la nostra fetta di mercato britannico nonostante le difficoltà esistenti.

Dopo di che, sono andato in Sud Africa. La situazione ciera completamente diversa perché la produzione dell’automobile era nelle mani degli investitori stranieri dall’Europa e dall’Asia. Il mio compito era principalmente di  ottimizzare i processi esistenti e sostenere gli investimenti dei produttori e i loro progetti per il futuro. Contemporaneamente sotto la mia direzione, una parte della nostra produzione è stata trasferita inSud Africa, perché potevamo risparmiare sui costi attraverso l’assemblaggio finale nel paese stesso.

 

 

 

Dopo tre anni, il mio compito locale era compiuto  e sono andato a Singapore. Ora non mi sono ancora occupato del lavoro quotidiano. In quel periodo ,  dovevo viaggiare più che mai. Viaggiavo in città diverse in Asia, da una riunione all’altra, da una ditta all’altra, da un albergo all’altro. Parlavo con i produttori asiatici e con i rappresentanti delle altre ditte europee. Ero quasi solo occupato a mantenere i contatti con i produttori asiatici e di acquisire nuovi clienti per la nostra azienda.  Trascorrevo la maggior parte del tempo in un hotel in qualsiasi città asiatica, ed è stato quasi un miracolo l’incontrare la mia futura moglie in quelle circostanze.

Dopo cinque anni sono ritornato a Milano, con mia moglie. Lavoravo come direttore per i mercati asiatici fino a che ho avuto 50 anni. Poi sono diventato un membro del consiglio di sorveglianza. Adesso ho molto tempo per i miei passatempi, per esempio , fare il collezionista d’arte ( non sono un esperto – compro solo l’arte contemporanea che mi piace). Altri passatempi sono il viaggiare e il fotografare.

 

un giorno normale

 

Mi alzo alle sette e mezza, bevo solamente uncaffé e vado al mercato del pesce, che è vicino a casa mia al portovecchio. Là, scelgo ipesci del giorno per il mio ristorante. È sempre molto divertente chiacherare con i pescatori e trattare i prezzi. Poi vado al Caffé Melograno al porto per fare colazione. I camerieri mi conoscono già, al mattino senza trucco, senza pettinatura. Leggo ungiornale, mangio una brioche e discuto dell‘attualità politica con il cameriere. Poi ritorno a casa e faccio un bel bagno.

Dopo questo, vado alla mia scrivania, controllo le mie e-mail, faccio un pó di contabilità, e telefono con i fornitori.

Alle undici prendo la scala e entro nel mio ristorante. Renzo, il mio cuoco e Sandra, la mia cameriera sono già là. Il ristorante apre a mezzogiorno. Per pranzo abbiamo i piatti veloci e semplici. Tanti clienti vengono dagli uffici intorno.

Alle due ritorno a casa,  e dormo per una mezz´ora. Mai di più. Dalle due e mezza alle cinque ho un pó di tempo libero. Faccio le spese o mi incontro con le amiche. Alle sei vado al ristorante. All‘ inizio ero in cucina per cucinare, ma da quando Renzo fa il cuoco, posso lavorare nelservizio, fare un pò blabla con gli ospiti, e controllare tutto.

Nel mio ristorante vengono tante persone importanti della città – o persone che si considerano essere importanti. Così sono sempre ben informata sulle cose che sucedono.

A mezzanotteconto le entate del giorno, prendo i soldi e scappo da una porta segreta. Prendo le scale e entro nel mio appartamento. Butto via le mie scarpe con i tacchi alti, mi lascio cadere sul divano e bevo un bel bicchere di vino rosso, forse due. Poi vado a letto.

Solamente la domenica è diversa, perchè questo è il giorno che appartiene ad Attilio, il mio amante. La domenica ilristorante è chiuso. È l´unico giorno checucino a casa mia per me e Attilio. Per questo durante la settimana il mio frigorifero è quasi vuoto. Le cose che ci sono sempre: un pò di formaggio, cioccolata e una bottiglia di champagne.

il lavoro

 

Da sempre, sono stata in cucina con mia madre e mia nonna. Dopo la scuola, non avevo imparato un vero mestiere. Quando mi sono trasferita in città, lavoravo come cameriera.  Il ristorante dove lavoravo non era niente di speciale, solo una trattoria e il mio stipendio era misero. Il cuoco era un uomo grassissimo e sudava come un maiale. Poveri ospiti, meno male che non sono mai stati in cucina, altrimenti sarebbero andati via di corsa. Un giorno, dopo aver visto  come il cuoco aveva buttato il salame caduto a terra su una pizza , dissi: Io me ne vado!

Nella casa dove avevo una camera al primo piano, c´era una cantina libera. Ho affittato questo locale e con i capitali di un  gentiluomo che avevo conosciuto qualche anno prima, aprii il mio primo ristorante „Da Maria“ – in ricordo di mia nonna, che si chiamava Maria.

Nel giorno dell‘ apertura ero molto nervosa. Ma un mio amico che era giornalista presso un giornale locale aveva scritto un bell’articolo su di me con il titolo: „La bella Napoletana apre un ristorante“. Il locale era affollato e dopo che tutti gli ospiti erano spariti, alle tre di notte, mi sono addormentata stanca ma contenta.