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„Io ero in centro“

L´ascensore era sovraccarico e perciò si è bloccato. È ammesso per cinque persone unicamente ed è già un po’ attempato. Questo fatto è un tema permanente tra la sindaca e me. Chissà forse dopo oggi non lo sarà più.

Cosi è successo quello che sarebbe dovuto succedere: stamattina l´ascensore si è fermato con sei persone nel suo interno, tra cui  la figlia della sindaca.

La situazione fu ancora aggravata dal mancato funzionamento dell’allarme.  Normalmente, in  questo caso, è compito mio di risolvere l’incidente disponendo il necessario.

Ma io espletavo, per ordine della sindaca, delle operazioni nella città.

Perciò nessuno si accorgeva dell´incidente per più di mezz’ora e cinque persone ( Valentino, Lucia, Raffaele, Valeria, Antonello) restavano rinchiusi nel piccolissimo ascensore scuro.

Rientrando neanche io  potei liberare la piccola comunità involontaria.

Alla fine ci  riuscirono i pompieri.

l’incidente dell’ascensore

 

 

 

Tante persone entrano ed escono dal municipio.

Tutti sono qui per presentare le proprie richieste.

Loro entrano nell’ ascensore….. improvvisamente l’ ascensore si blocca.

Loro premono il pulsante dell’allarme, ma non succede niente.

Mentre aspettano di essere aiutati, parlano del motivo della loro presenza lí e di che cosa succederebbe se non potessero uscire velocemente dall’ascensore.

Una donna si arrabbia al pensare di perdere l’ autobus se quel maledetto ascensore non si muove.

Invece una  ragazza che vuole prolungare il passaporto trova che la situazione è eccitante, lei non sa se i suoi amici crederanno alla sua storia.

Un uomo di circa 40 anni dice che lui dovrebbe essere nell’ ente edile entro 15 minuti per ricevere una concessione che è molto importante per aggiudicarsi un appalto comunale.

Se lui non fosse puntuale , accidenti, potrebbe perdere la concessione.

L’altro uomo è molto interessato a questo progetto…. . Lui pensa che sia importante che la gente della città ne venga informata per decidere insieme se il progetto sia positivo o negativo per il bene della cittadina….

la professione

Dopo la scuola a Milano ho studiato economia e legge a Milano, Roma e Londra. Questa formazione professionale è tradizione per i figli maschi della famiglia. Invece non era veramente conforme ai miei interessi.

Tuttavia ho lavorato alcuni anni nelle ditta della famiglia. Prima nella centrale a Milano e dopo sono andato a Londra, Cape Town e Singapore (dove ho fatto conoscenza con mia moglie) come direttore delle filiali della nostra ditta all‘ estero.

Mio fratello lavora insieme con due nipoti nel consiglio direttivo dell’impresa familiare.

Come ho detto, ho lavorato nella ditta della famiglia. Prima ho imparato l’attività nella centrale a Milano. Sono stato in vari settori della ditta per conoscere tutto. Prima nel marketing, poi nella produzione e infine nella vendita. Dopo ho lavorato come assistente della direzione per alcuni anni.

 

Poi sono andato all’estero. Il mio incarico all’estero consisteva soprattutto nell‘ avere dei rapporti d’affari con i clienti locali e di acquisire nuovi clienti per la nostra azienda.  Presentavo i nostri prodotti, osservavo il mercato del paese e l’attività della concorrenza e ricercavo con consulenti competenti le soluzioni a costi contenuti per la nostra produzione.

Prima di tutto ho soggiornato quattro anni a Londra. Anche se l’industria automobilistica britannica aveva già in quel periodo grossi problemi e non era calibrata al mercato europeo in molti settori, il mio lavoro a Londra era coronato da  successo . Potevo conservare la nostra fetta di mercato britannico nonostante le difficoltà esistenti.

Dopo di che, sono andato in Sud Africa. La situazione ciera completamente diversa perché la produzione dell’automobile era nelle mani degli investitori stranieri dall’Europa e dall’Asia. Il mio compito era principalmente di  ottimizzare i processi esistenti e sostenere gli investimenti dei produttori e i loro progetti per il futuro. Contemporaneamente sotto la mia direzione, una parte della nostra produzione è stata trasferita inSud Africa, perché potevamo risparmiare sui costi attraverso l’assemblaggio finale nel paese stesso.

 

 

 

Dopo tre anni, il mio compito locale era compiuto  e sono andato a Singapore. Ora non mi sono ancora occupato del lavoro quotidiano. In quel periodo ,  dovevo viaggiare più che mai. Viaggiavo in città diverse in Asia, da una riunione all’altra, da una ditta all’altra, da un albergo all’altro. Parlavo con i produttori asiatici e con i rappresentanti delle altre ditte europee. Ero quasi solo occupato a mantenere i contatti con i produttori asiatici e di acquisire nuovi clienti per la nostra azienda.  Trascorrevo la maggior parte del tempo in un hotel in qualsiasi città asiatica, ed è stato quasi un miracolo l’incontrare la mia futura moglie in quelle circostanze.

Dopo cinque anni sono ritornato a Milano, con mia moglie. Lavoravo come direttore per i mercati asiatici fino a che ho avuto 50 anni. Poi sono diventato un membro del consiglio di sorveglianza. Adesso ho molto tempo per i miei passatempi, per esempio , fare il collezionista d’arte ( non sono un esperto – compro solo l’arte contemporanea che mi piace). Altri passatempi sono il viaggiare e il fotografare.

 

il lavoro

 

Da sempre, sono stata in cucina con mia madre e mia nonna. Dopo la scuola, non avevo imparato un vero mestiere. Quando mi sono trasferita in città, lavoravo come cameriera.  Il ristorante dove lavoravo non era niente di speciale, solo una trattoria e il mio stipendio era misero. Il cuoco era un uomo grassissimo e sudava come un maiale. Poveri ospiti, meno male che non sono mai stati in cucina, altrimenti sarebbero andati via di corsa. Un giorno, dopo aver visto  come il cuoco aveva buttato il salame caduto a terra su una pizza , dissi: Io me ne vado!

Nella casa dove avevo una camera al primo piano, c´era una cantina libera. Ho affittato questo locale e con i capitali di un  gentiluomo che avevo conosciuto qualche anno prima, aprii il mio primo ristorante „Da Maria“ – in ricordo di mia nonna, che si chiamava Maria.

Nel giorno dell‘ apertura ero molto nervosa. Ma un mio amico che era giornalista presso un giornale locale aveva scritto un bell’articolo su di me con il titolo: „La bella Napoletana apre un ristorante“. Il locale era affollato e dopo che tutti gli ospiti erano spariti, alle tre di notte, mi sono addormentata stanca ma contenta.

 

Una giornata normale nella mia vita (prima parte)

 

Da impiegato municipale la mia vita decorre abbastanza regolarmente. Ciò mi è molto grato  perché mi permette di progettare la giornata e di usare il tempo nel migliore dei modi.

Mi alzo di mattina alle ore 7:30. Dopo colazione e il bagno, esco di casa intorno alle ore 8:30 e 12 minuti dopo sono già sul posto di lavoro. La biblioteca si apre alle 9:15, allora mi lascia tempo sufficiente per ispezionare e controllare tutto, particolarmente i gabinetti e la sala di lettura. Se tutto è in ordine, apro la porta e la giornata può incominciare.

Cinque minuti più tardi il primo utente arriva: il signor Totò. Il signor Totò è un cavaliere di vecchio stampo, sempre vestito correttamente e di una gentilezza squisita. Benché lui fosse senatore, non ci tiene ad essere chiamato onorevole e corregge sempre chiunque  creda di essere obbligato ad usare il titolo, dicendo con un sorriso: Totò, per favore in modo semplice. Noi ci stimiamo reciprocamente e perciò la nostra accoglienza è amichevole ma discreta. Forse seguirà più tardi un’occasione per  raccontare un po’ di più su questo cavaliere.

Cinque o dieci minuti più tardi appare la mia cliente favorita: Francesca, studentessa di storia, ventitré anni, e se si può dirlo: il  perfetto opposto del senatore. Sempre di fretta e almeno sempre in disordine completo soprattutto quello che riguarda la sua testa dai capelli neri, folti e riccioluti. Provando a portare cinque grandi libri in braccio, troppi per tenerli, succede spesso che le cadono  per terra di fronte alla mia guardiola. Naturalmente non mi  lascio scappare quest’occasione per mostrarmi come angelo di aiuto e lei mi ricompensa con un sorriso di scusa. Ebbene, così una giornata bella può incominciare.

un giorno tipico

Un giorno tipico comincia con il rumore della sveglia alle 7 della mattina.

Odio di alzarmi cosi presto, ma è un dovere.

E dopo un bel caffè mi sento già più sveglio . Mi vesto con gli abiti sportivi vado a correre per circa una mezz´ora. Dipende dal tempo e dal mio lavoro.  Quando  ritorno a casa faccio la doccia e mi vesto.

Se passo il giorno in ufficio o nel cantiere, i miei vestiti sono informali. Ma se ho degli appuntamenti ufficiali p.es. con qualcuno degli enti edili o dei clienti d`affari mi vesto più formalmente.

Prima di andare in ufficio faccio una piccola colazione insieme a mia moglie.

Dopo che abbiamo parlato un po’ delle cose del giorno prendo la mia moto e parto per il centro della città.

Arrivato in ufficio, comincio il mio lavoro.

Prima di pranzo visito i miei cantieri. Ogni giorno è importante , perché devo sapere che tutto va bene.

Gli operai sono un po’ particolari. Se nessuno controlla il loro lavoro, loro lo fanno come gli va, nonostante i loro  dubbi sulla correttezza dell’operato.

Dopo le visite dei cantieri torno in centro, lí mi cerco un posto per pranzare.

Nelle trattorie ci sono sempre persone che conosco, dunque ho delle chiacchierate più o meno interessanti.

Dopo mangiato, ritorno in ufficio per continuare il lavoro alla scrivania.

Se il giorno passa normale, esco dall‘ ufficio verso le sette di sera.

A quell’ ora nella piazza, in centro, ci  sono già tante persone, che si incontrano per un aperitivo. Anch‘ io mi fermo se vedo degli amici.

Poi ritorno a casa per cenare insieme a mia moglie.

Spesso cuciniamo insieme, perché noi due abbiamo una preferenza per il cibo buono, e abbiamo la passione di cucinare.

Ogni tanto proviamo nuove recette con le spezie che abbiamo comprato nei nostri viaggi.

 

 

 

 

Un giorno tipico….

In un giorno tipico mi alzo alle sette. Dopo il bagno mi preparo una salutare prima colazione  con frutta di stagione, yoghurt e caffé e leggo il quotidiano.

Alle nove incomincio a lavorare, a casa o dalle persone a cui offro la mia consulenza. Dopo di che spesso vado in una piccola tavola calda vicino al mercato.

Di pomeriggio mi rilasso passeggiando o leggendo un libro.

Di sera mi incontro con gli amici per una cena cucinata personalmente.

Altrimenti io faccio un giro con la bici per godere la natura, spesso al mare.

la professione

 

Sono ancora una scolara e devo imparare molto.

Ma naturalmente  ho dei sogni sul mio futuro. Il problema è che non so decidermi per una sola professione.

Vorrei diventare volentieri una ballerina. Deve essere molto bello quando si danza e il pubblico è entusiasta. Penso che sarei felice e famosa. Però poi nutro dei dubbi se questo sia veramente proprio quello che fa per me. Per quella professione si deve essere molto agili e sportivi e l’allenamento può essere doloroso – non lo so. E i più non ci riescono.

Forse sarebbe meglio diventare una veterinaria.  Però non per i piccoli animali vorrei curare gli animali dello zoo o dei circhi o dei cavalli. Per questo dovrei lavorare molto di più per la scuola. Sono una tifosa delle corse di cavalli e sarei volentieri una fantina .  Non lo so.

Forse farò un viaggio intorno al mondo invece.

Una tipica giornata

 

Alle sette la mia sveglia fa un baccano infernale, ma io non ho voglia di risvegliarmi dai miei sogni, non ancora.Tiro la coperta sopra la mia testa.

Eppure, mia madre grida un po’ irritata, che devo andare a scuola. Allora, preferirei rimanere a letto fino alle undici, ma adesso devo svegliarmi e faccio la doccia.

Facciamo colazione insieme nella cucina, i miei genitori insistono. Parliamo delle attività del giorno.

Poi inforco la mia bicicletta e vado a scuola. Frequento la terza media e devo imparare molte cose; è veramente faticoso. Il pranzo lo mangiamo lì,  ma il cibo non è molto gustoso.

Dopo, nel pomeriggio, faccio molto sport con gli altri studenti. Ciò mi rende felice.

Per cena sono tornata a casa. Mio padre è il cuoco, ma i robot della cucina lo aiutano e cosi ha finito velocemente. Il suo cibo è sempre eccellente.

Dopo ci piace giocare, parlare o fare della musica e qualche volta anche guardare tv. Amiamo le sere in compagnia.

Però  non va sempre cosí perché mio padre è spesso fuori citta. Anche mia madre deve uscire frequentemente per attività politiche.

La mia casa

La casa dei miei genitori si trova nel quartiere più moderno della città. È situata su un canale e così abbiamo un ponte per entrare e  naturalmente una barca. Per la casa l’acqua molto  è importante perché è la fonte energetica cosi come anche il sole.  La terrazza sta intorno alla casa e li crescono molte piante nelle tinozze.

La casa ha tre piani e nel secondo piano c’è anche un appartamento per i miei nonni Marianna e Paolo. Loro hanno cinque stanze, una cucina e un bagno.

Sì, ed io ho due belle stanze per me con un bagno nel terzo piano. Meraviglioso, quando guardo dalla finestra, posso vedere il mare. Il nostro canale sfocia  nel mare.  Amo il tramonto del sole.

L’arredamento è naturale molto moderno e con molta tecnica.  Cosí posso parlare con il guardaroba e a  secondo se, sono entrata o voglio andarefuori il  guardaroba  afferra o mi da  il cappotto.  È  quasi un robot. Il corridoio è  luminoso e con un grande specchio, cosí che si può vedere  per intero. Dietro o meglio dentro lo specchio c’è una video-camera e questa controlla, che la persona davanti sia conosciuta. Quando la persona è sconosciuta,  lo specchio domanda alla persona perché lei è li.  Un impianto d’allarme discreto ed efficiente.

La prima stanza sul pianterreno è la nostra cucina abitabile e subito quando si entra il frigorifero chiede, se si ha sete o fame e quando si risponde  “Si” un robot porta velocemente  delle bevande o dei cibi . Molto comodo, me lo godo completamente!.   Però nella cucina ci sta anche un antico tavolo con vecchie sedie. È il tavolo di una mia bisnonna e qualche volta il suo ologramma siede a tavola. Per i nostri ospiti è molto strano ma mio padre amava sua nonna e  anche il suo ologramma.

…….Continua fra poco