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la professione

Dopo la scuola a Milano ho studiato economia e legge a Milano, Roma e Londra. Questa formazione professionale è tradizione per i figli maschi della famiglia. Invece non era veramente conforme ai miei interessi.

Tuttavia ho lavorato alcuni anni nelle ditta della famiglia. Prima nella centrale a Milano e dopo sono andato a Londra, Cape Town e Singapore (dove ho fatto conoscenza con mia moglie) come direttore delle filiali della nostra ditta all‘ estero.

Mio fratello lavora insieme con due nipoti nel consiglio direttivo dell’impresa familiare.

Come ho detto, ho lavorato nella ditta della famiglia. Prima ho imparato l’attività nella centrale a Milano. Sono stato in vari settori della ditta per conoscere tutto. Prima nel marketing, poi nella produzione e infine nella vendita. Dopo ho lavorato come assistente della direzione per alcuni anni.

 

Poi sono andato all’estero. Il mio incarico all’estero consisteva soprattutto nell‘ avere dei rapporti d’affari con i clienti locali e di acquisire nuovi clienti per la nostra azienda.  Presentavo i nostri prodotti, osservavo il mercato del paese e l’attività della concorrenza e ricercavo con consulenti competenti le soluzioni a costi contenuti per la nostra produzione.

Prima di tutto ho soggiornato quattro anni a Londra. Anche se l’industria automobilistica britannica aveva già in quel periodo grossi problemi e non era calibrata al mercato europeo in molti settori, il mio lavoro a Londra era coronato da  successo . Potevo conservare la nostra fetta di mercato britannico nonostante le difficoltà esistenti.

Dopo di che, sono andato in Sud Africa. La situazione ciera completamente diversa perché la produzione dell’automobile era nelle mani degli investitori stranieri dall’Europa e dall’Asia. Il mio compito era principalmente di  ottimizzare i processi esistenti e sostenere gli investimenti dei produttori e i loro progetti per il futuro. Contemporaneamente sotto la mia direzione, una parte della nostra produzione è stata trasferita inSud Africa, perché potevamo risparmiare sui costi attraverso l’assemblaggio finale nel paese stesso.

 

 

 

Dopo tre anni, il mio compito locale era compiuto  e sono andato a Singapore. Ora non mi sono ancora occupato del lavoro quotidiano. In quel periodo ,  dovevo viaggiare più che mai. Viaggiavo in città diverse in Asia, da una riunione all’altra, da una ditta all’altra, da un albergo all’altro. Parlavo con i produttori asiatici e con i rappresentanti delle altre ditte europee. Ero quasi solo occupato a mantenere i contatti con i produttori asiatici e di acquisire nuovi clienti per la nostra azienda.  Trascorrevo la maggior parte del tempo in un hotel in qualsiasi città asiatica, ed è stato quasi un miracolo l’incontrare la mia futura moglie in quelle circostanze.

Dopo cinque anni sono ritornato a Milano, con mia moglie. Lavoravo come direttore per i mercati asiatici fino a che ho avuto 50 anni. Poi sono diventato un membro del consiglio di sorveglianza. Adesso ho molto tempo per i miei passatempi, per esempio , fare il collezionista d’arte ( non sono un esperto – compro solo l’arte contemporanea che mi piace). Altri passatempi sono il viaggiare e il fotografare.

 

un giorno normale

 

Mi alzo alle sette e mezza, bevo solamente uncaffé e vado al mercato del pesce, che è vicino a casa mia al portovecchio. Là, scelgo ipesci del giorno per il mio ristorante. È sempre molto divertente chiacherare con i pescatori e trattare i prezzi. Poi vado al Caffé Melograno al porto per fare colazione. I camerieri mi conoscono già, al mattino senza trucco, senza pettinatura. Leggo ungiornale, mangio una brioche e discuto dell‘attualità politica con il cameriere. Poi ritorno a casa e faccio un bel bagno.

Dopo questo, vado alla mia scrivania, controllo le mie e-mail, faccio un pó di contabilità, e telefono con i fornitori.

Alle undici prendo la scala e entro nel mio ristorante. Renzo, il mio cuoco e Sandra, la mia cameriera sono già là. Il ristorante apre a mezzogiorno. Per pranzo abbiamo i piatti veloci e semplici. Tanti clienti vengono dagli uffici intorno.

Alle due ritorno a casa,  e dormo per una mezz´ora. Mai di più. Dalle due e mezza alle cinque ho un pó di tempo libero. Faccio le spese o mi incontro con le amiche. Alle sei vado al ristorante. All‘ inizio ero in cucina per cucinare, ma da quando Renzo fa il cuoco, posso lavorare nelservizio, fare un pò blabla con gli ospiti, e controllare tutto.

Nel mio ristorante vengono tante persone importanti della città – o persone che si considerano essere importanti. Così sono sempre ben informata sulle cose che sucedono.

A mezzanotteconto le entate del giorno, prendo i soldi e scappo da una porta segreta. Prendo le scale e entro nel mio appartamento. Butto via le mie scarpe con i tacchi alti, mi lascio cadere sul divano e bevo un bel bicchere di vino rosso, forse due. Poi vado a letto.

Solamente la domenica è diversa, perchè questo è il giorno che appartiene ad Attilio, il mio amante. La domenica ilristorante è chiuso. È l´unico giorno checucino a casa mia per me e Attilio. Per questo durante la settimana il mio frigorifero è quasi vuoto. Le cose che ci sono sempre: un pò di formaggio, cioccolata e una bottiglia di champagne.

A casa mia

La maggior parte della gente  che prende la strada provinciale da sud in direzione della grande città vede le colline e le vaste pianure nell’est, i campi coltivati e le fattorie sparse. Un panorama collinare come i turisti del nord si immaginano “la bella Italia”.

Quasi nessuno nota il lato sinistro della strada, i colli boscosi fittamente coperti di vegetazione, un mare verde ondeggiante al vento dal quale si elevano alcuni tetti rossastri. Per questo il nostro piccolo paese nel bosco rimane solitamente inosservato e risparmiato dai visitatori curiosi.

Solo le persone del posto conoscono il piccolo lago all’altro lato della collina, invisibile dalla strada secondaria, questo lago che invita i coraggiosi che non temono l’acqua fredda a fare un bagno.

 

In quel lato della collina, sotto la vetta, voltato dalla strada, si trova la mia casa. La casa è raggiungibile con l’auto attraverso un viale stretta ricoperta di ghiaia, un viale che collega sole poche case nella zona ovest del centro del paese.

L’unico accesso al nostro terreno è una via accidentata tra gli alberi, si deve seguire questa via fino a quando si allarga in una piccola radura che lascia liberala vista verso la nostra casa.

Si tratta di una casa di campagna a due piani (in possesso della mia famiglia da generazioni e tramandata di generazione in generazione), originariamente costruita simile al modello di una villa nel Veneto, ma ripetutamente ristrutturata.

Anche noi abbiamo ancora cambiato la casa. Per esempio per fare un soggiorno più grande e per dare più luce alla casa con una grande parete di vetro che apre il soggiorno verso il giardino.

 

Si entra nell’atrio della casa attraverso un piccolo portico. L’atrio si estende su tutti e duei piani, a sinistra la scala che porta al secondo piano, a destra la porta di una piccola stanza con un bagno proprio che usiamo come la camera degli ospiti.

Dietro a destra c’è la porta della cucina. Di fronte all’entrata si trova l’accesso al soggiorno, un passaggio ampio con le porte grandi che sono aperte quasi sempre.

Il soggiorno (ricavato da tre singole stanze originarie) ha tre zone: a destra la zona del pranzo (coll’accesso alla cucina aperta) che offre abbastanza spazio per una cena con gli amici, a sinistra la zona del camino (con il camino sotto la scala) dove in inverno sediamo spesso durante le sere fredde e nel centro la zona del soggiorno dove la casa si apre verso la terrazza c’è il giardino. Questa zona èil mio posto preferito, dove mi trattengo molte ore sul divano con la vista magnifica del giardino. Le grandi finestre scorrevolidella terrazza sono per lo più completamente aperte (anche se qualche volte diventa piuttosto caldo nel soggiorno). Col tempo buono passo anche molte ore sulla terrazza sotto il pergolato che durante l’estate fa ombra.

Oltre la terrazza si può vedere il lago blu sulla sinistra ai piedi della collina che appare come sperduto tra gli alberidel bosco (e più vicino che in realtà). Ad alcuni passi dalla terrazza sulla destra c’è anche una piscina (abbastanza grande per rinfrescarsi nell’estate, ma troppo piccola per le ambizioni sportive) e una piccola casetta nel quale conserviamo i mobili da giardino.

Il carattere del primo piano è tipico per una casa di campagna, con il pavimento piastrellato ed i comodi mobili, dappertutto i colori chiari, stanze spaziose. Siccome mi piace l’arte contemporanea si trovano dappertutto quadri figurativi e sculture moderne.

Nel piano superiore si trovano il mio studiolo (con un piccolo balcone da dove si può vedere una parte del lago), la grande camera da letto con uno spogliatoio adiacente(con gli armadi a muro) ed una stanza da bagno (con una vasca da bagno nel centro della camera, una doccia spaziosa, un lavabo per due persone ed altre cose). Lo studiolo è l’unica camera in vecchio stile (un po’ scuro), tavolato di legno, con gli scaffali per i libri a tutte le pareti, una scrivania di quercia massiccia di mio nonno. Non mi trattengo spesso in questa camera, tranne che ho bisogno di silenzio per lavorare oppure per usare indisturbato il computer.

 

 

„La bella Napoletana“

Da sempre, sono stata in cucina con mia madre e mia nonna. Dopo la scuola, non avevo imparato un vero mestiere. Quando mi sono trasferita nellacittà, lavoravo come cameriera.  Il ristorante dove lavoravo non era niente di speciale, solo una trattoria e il miostipendio era misero. Il cuoco era un uomo grassissimo e sudava come un maiale. Poveri ospiti, meno male che non sono mai stati in cucina, altrimenti sarebbero andati via di corsa. Ungiorno, quando vidi come il cuoco aveva buttato su una pizza il salame che era caduto per terra, dissi: Io me ne vado!

Nella casa dove avevo unacamera al primo piano, c´era una cantina libera. Ho affitato questo locale e con i capitali di un  gentiluomo cheavevo conosciuto qualche anno prima, aprii il mio primo ristorante „Da Maria“ – in ricordo di mia nonna, che si chiamava Maria.

Nel giorno dell‘ apertura ero molto nervosa. Ma un mio amico che era giornalista presso un giornale locale aveva scritto un bell’articolo su di me con il titolo: „La bella Napoletana apre unristorante“. Il locale era affolato e dopo che tutti gli ospiti erano spariti,alle tre di notte, mi sono addormentata stanca ma contenta.

la mia posizione professionale

Nella prima presentazione della mia persona , se ve ne ricordate  , avevo detto che la mia professione era quella di archivista. Ciò è vero ma non più  vero, perché mi hanno spostato. Naturalmente mi domanderete: perché? In questo momento non sono ancora disposto a raccontare tutta la storia. Ma prometto di farlo più in lá. Oggi basta sapere soltanto che c´era un grande scandalo nel municipio della nostra città, nel quale per un pelo non sono  stato chiamato in ballo pure io. Per evitare questo e riguardare così la mia indipendenza morale ho lasciato la posizione di archivista.  Immaginarsi la reazione del mio papà non è molto difficile. Soltanto la mia Mamma e Antonella  hanno mostrato di nascosto, per non mettersi contro papà, una certa solidarietà. Mostrarsi non corruttibile è una cosa.  Sopravvivere senza censo proprio un’ altra. Così, per la prima volta nella mia vita ero costretto a sopportare le conseguenze della mia azione e di cercare un altro lavoro. La nostra città è piccola e perciò non esiste un secondo posto di archivista. Questo fatto mi forzava ad adocchiare altre possibilità per guadagnarmi il pane.  Per fortuna in quel periodo, c’era il posto del custode della biblioteca regionale da occupare.

Senza grande speranza mi sono candidato. E forse per azzittire un possibile, appiccicaticcio testimone mi hanno dato il lavoro. Per la società del nostro piccolo borgo la differenza di prestigio tra custode e archivista è enorme.  Quello che i bravi cittadini non sanno è che un custode è obbligato per professione di sapere tutto e conoscere tutti.

Si può costatare che ho un posto pagato male, ma con un’ascendenza da non sottovalutare; un piccolo ragno sempre informato non nella ragnatela ma nella guardiola.

Sono un architetto

Lavoro come architetto.  Ho il mio ufficio nel centro storico. Lí lavoro insieme con mia moglie e una donna che si occupa dell’amministrazione. Mi piace tanto costruire nuove case e occuparmi di tecniche moderne.

Una sfida sono i rinnovamenti delle case vecchie e degli impianti elettrici e idraulici.

Nel mio lavoro sono sempre in contatto con tante persone, per es., i clienti, gli artigiani  e  gli enti edili.

La mia soddisfazione sta nel mettere in atto i desideri dei clienti in base alle mie idee , dunque sono molto creativo.

Dalle prime idee fino alla costruzione, si devono fare tanti disegni preparatori.

Ogni volta che vedo la casa terminata sono orgoglioso del mio lavoro.

La mia professione

Io sono professoressa in un liceo scientifico. Insegno biologia e psicologia. Amo il mio lavoro, la mia collaborazione con i colleghi e anche con gli studenti. Qualche volta è un po’ difficile con i ragazzi, soprattutto quando non si interessano molto della materia. Ma al più tardi poco prima dell’esame di maturità cominciano ad impegnarsi assiduamente. Nel liceo non ho un impiego a tempo pieno, ci lavoro tre giorni alla settimana.

Inoltre mi sono iscritta agli studi di neuroscienze all’ università. Il mio argomento speciale è il funzionamento della memoria e da alcuni anni frequento delle lezioni di neuropsicologia. Sono membro di un internazionale gruppo di lavoro che si occupa della ricerca sull’ intelligenza artificiale. Ci incontriamo da tre a quattro volte all’anno. L’ultima riunione era poco tempo fa, nel dicembre 2016 in Germania, nell’istituto of tecnologia di Monaco di Baviera.

L’ esperimento più interessante e ancora abbastanza segreto è il tentativo di trasferire i pensieri della memoria umana fuori dal corpo e memorizzarli su un hard disk. Gli scienziati gareggiano in conoscenze e in successo. C’è molto concorrenza. La ricerca è ancora in fasce, ma non poco pericolosa. Ci sono delle persone che provano a svolgere attività spionistica. Anche i servizi segreti si interessano straordinariamente dello stato attuale delle scienze.