Italienisch lernen: Margherita Dolcevita di Stefano Benni

„Margherita Dolcevita“ di Stefano Benni.

"Sono andata a letto e le stelle non c'erano più. Ho pulito per bene il vetro della finestra, ma niente da fare. Erano sparite. Era sparita Sirio e Venere e Carmilla e Altazor. E anche Mab e Zelda e Bacbuc e Dandelion e la costellazione del Tacchino e la Croce di Lennon.
Non ditemi che alcune di queste stelle non esistono. Sono i nomi che gli ho dato io. Infatti rivendico il diritto di ognuno, specialmente delle fanciulle fantasiose come me, a chiamare le cose non soltanto con il nome del vocabolario, ma anche quello che vocabolaltro, cioè con un nome inventato e scelto.
In fondo tutti lo fanno. I miei genitori mi hanno chiamato Margherita, ma io amo essere chiamata Maga o Maghetta. I miei compagni di scuola, ironizzando sul fatto che non sono proprio snella, a volte mi chiamano Megarita; mio nonno, che è un po' arteriosclerotico, mi chiama Margheritina, ma a volte anche Mariella, Marisella oppure Venusta, che era sua sorella. Ma soprattutto, quando sono allegra mi chiama Margherita Dolcevita"

da: Margherita Dolcevita

Intervista a Stefano Benni: “Margherita Dolcevita”
Margherita è un personaggio … ragazza, ragazzina, ragazzona, un po’ soprappeso, molto
ironica. È la protagonista, la voce narrante di una storia che avviene in una strana periferia.
Ecco, il problema è se è ancora possibile un’infanzia nel mondo. Questo, questa è la cosa che
mi chiedo e cioè se è possibile quel momento di necessaria e dovuta felicità, anche se faticata,
che è l’infanzia, che poi ti nutre tutta la vita. E che delitto orribile è che noi adulti uccidiamo
l’infanzia del mondo, facciamo in modo….anche il mondo in fondo ha avuto la sua infanzia e
negli ultimi anni è come se l’avesse persa. Io rifletto un po’ su questo se è ancora possibile la
libertà, la magia dell’infanzia, che poi, ovviamente, deve finire, deve diventare qualcosa che
può essere una serena maturità, ma è necessario quel momento di disordine, ed è da lì che poi
nasce il talento, ecco. Non diventare pecora, non diventare conformista, non diventare, non
essere solamente vittima. Perché a volte si può scegliere, a volte non si può neanche scegliere.
È sempre più difficile. Quindi, basta con le ipocrisie, insomma, i giovani sono la risorsa del
mondo. Questo, mi sembra almeno che sia la situazione in cui quello che è rappresentato dal
talento magico dell’infanzia è perseguitato è ucciso. Vorrebbero che diventassero, si cercano
solo dei piccoli consumatori. In questo modo non è soltanto, non sono solo loro che perdono,
ma è il mondo quello che perde la sua infanzia. E questo lo invecchia, lo può fare solo morire.
Margherita è, le piace anche prendere in giro tutti. Ci sono questi ragazzini che hanno questa
difesa, ma anche la dote dell’umorismo. A cinque anni lo si è anche incosciamente, si dicono
delle gran battute, soprattutto non si procede sulla linea del pensiero logico. Dipende se poi
questo viene valorizzato, o se invece gli dicono: su fai la seria. E forse per una ragazza è, ci
vuole più coraggio, insomma. Però è quasi una comica Margherita. Tra gli altri personaggi
cerca sempre di trovare la battuta. Perché? Per resistere insomma, per resistere a questa cappa
di tristezza, di normalità, di non speranza che c’è intorno.

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